Realtà immersiva e futuro connesso: il mio punto di vista sull’evoluzione digitale
- STEFANO AMATO
- 8 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Mi chiamo Stefano Amato e sono il titolare di AS Digitale 360, www.asdigitale360.com , opero nel mondo digitale da oltre dieci anni e, più nello specifico, nel settore della realtà immersiva da circa cinque. Lavoriamo a livello nazionale e, in alcuni casi, anche internazionale, accompagnando aziende e professionisti nella trasformazione digitale dei loro spazi fisici.Il mio percorso nasce dall’osservazione: ho sempre creduto che la tecnologia, prima ancora di essere adottata, debba essere compresa. È proprio da questa attitudine che, intorno al 2021, ho intravisto nella realtà immersiva una nicchia ad alto potenziale, capace di incidere concretamente su processi decisionali, comunicazione e accessibilità.
Il cambiamento in atto
Il mio ambito di riferimento è quello della Realtà Immersiva, una delle componenti chiave delle tecnologie BRIA (Bioinformatica, Realtà immersiva, Intelligenza artificiale). In AS Digitale 360 realizziamo tour virtuali 3D interattivi che permettono di esplorare ambienti reali in modo fedele e dettagliato, 24 ore su 24, da qualsiasi dispositivo: computer, smartphone, tablet e persino visori 3D.Non si tratta di semplici visite virtuali, ma di vere esperienze immersive: l’utente può orientarsi nello spazio, ricevere informazioni contestuali su ciò che sta osservando e persino misurare con precisione oggetti e ambienti in tempo reale.
Questa tecnologia è oggi utilizzata principalmente da hotel e strutture ricettive, agenzie immobiliari, showroom, palestre e industrie. Il beneficio principale è evidente: consentire al potenziale cliente di vivere un luogo prima ancora di raggiungerlo fisicamente. Questo genera fiducia, riduce le incertezze e rende il processo di vendita o prenotazione più fluido e naturale. Il vantaggio è ancora più marcato nei confronti di clienti esteri, in particolare provenienti da Stati Uniti e Regno Unito dove la cultura digitale è più matura. In Italia, invece, persistono ancora resistenze culturali e una scarsa conoscenza del servizio, ma il trend è chiaro: sempre più attività vogliono comprendere e sfruttare le opportunità offerte dalla realtà immersiva.
In questo contesto, la competenza chiave per restare rilevanti non è solo tecnica, ma strategica: capacità di innovare continuamente e, soprattutto, di comunicare ed educare il cliente finale. Essere pionieri oggi significa ottenere un vantaggio competitivo difficile da colmare domani.
Impatto umano e culturale
Uno degli aspetti che ritengo più rilevanti è l’impatto umano di queste tecnologie. La realtà immersiva non sostituisce l’esperienza fisica, ma la anticipa, la integra e la rende più accessibile. Pensiamo a chi deve scegliere un hotel, una casa o una palestra: poter vedere in anticipo gli ambienti abbatte dubbi e barriere decisionali. Pensiamo anche a musei, spazi culturali o ambienti non facilmente raggiungibili: grazie alla realtà immersiva diventano fruibili anche da chi, per motivi fisici o logistici, non può spostarsi da casa.
Per questo motivo non vedo la tecnologia come una minaccia. Al contrario, la considero uno strumento di supporto all’essere umano. Non intravedo rischi intrinseci: il vero discrimine, come sempre, è l’uso che se ne fa.
Prospettive future
Guardando ai prossimi cinque anni, immagino un mondo ancora più connesso e più comodo, dove realtà immersiva, intelligenza artificiale e persino ambiti come la telemedicina diventeranno parte integrante della quotidianità. La possibilità di esplorare luoghi, ricevere assistenza, prendere decisioni informate e accedere a servizi avanzati senza vincoli geografici cambierà profondamente il nostro modo di vivere e lavorare.
Il ruolo che auspico per me stesso è quello di facilitatore: qualcuno che aiuta persone e aziende a comprendere e adottare queste tecnologie in modo consapevole. Sono convinto che l’essere umano non verrà mai del tutto sostituito, ma piuttosto coadiuvato. La tecnologia è come un coltello: può servire a tagliare una bistecca e rendere più semplice un gesto quotidiano, oppure può essere usata in modo distruttivo. La differenza non sta nello strumento, ma in chi lo utilizza.
Conclusione
Le tecnologie BRIA non rappresentano solo un’evoluzione tecnica, ma una trasformazione culturale. Accoglierle significa scegliere di essere parte attiva del cambiamento, non subirlo. Il mio invito è quello di informarsi, sperimentare e, quando possibile, anticipare il futuro, perché in un mondo che corre sempre più veloce, la vera innovazione non è solo tecnologica, ma profondamente umana.




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